Festival e sale: come il Covid ha rivoluzionato il cinema

I dati statistici dimostrano l'inevitabile rivoluzione che il Covid ha portato al cinema

mercoledì 07 Aprile 2021

L’impatto che ha avuto la pandemia di Covid-19 su tutta l’industria cinematografica è innegabile, non solo con le produzioni che si sono fermate e grandi titoli ormai rimandati a data da destinarsi. Anche i Festival hanno accusato questa condizione, con Cannes che, ad esempio, ha deciso di annullare l’edizione del 2020 senza proseguire la strada dell’online, optata invece da molte rassegne, fruizione online che potrebbe, a detta degli addetti ai lavori, aiutare proprio le realtà festivaliere più piccole.

Un festival su tre ritiene che un'edizione online porti ad arricchire la programmazione e/o ad aumentare la visibilità dell'evento, mentre il 62% ha dichiarato di immaginare la prossima edizione in formato ibrido. Questi solo alcuni dei risultati di un questionario che nel mese di dicembre 2020 è stato sottoposto a 142 festival di cinema italiani da AFIC - Associazione Festival Italiani di Cinema con il sostegno del DGCA - MiC. Tra i festival del campione analizzato, il 43% ha sostenuto poi costi imputabili all'edizione online superiori ai 10.000 euro, mentre il 49% ha registrato un incremento degli incassi derivanti dai film rispetto all'anno precedente. Il 75% dei festival sostiene poi di aver subito la soppressione o una riduzione dei finanziamenti privati rispetto all'anno precedente, mentre lo Stato e gli Enti locali hanno dimostrato maggiore sensibilità e attenzione, perlopiù confermando il loro sostegno. Di fatto tra i vantaggi del 'festival ibrido', c'è la possibilità di allargare la platea degli utenti in maniera esponenziale, una cosa che vale poi anche per gli eventi, come 'masterclass' o incontri con le star, che hanno come unico limite il fuso orario.

Per le sale invece, il futuro appare più incerto, a causa delle chiusure che ormai si protraggono da mesi, portando lo spettatore a disabituarsi all’ “evento sala”: “Questa lunga assenza dalla sala ha aumentato la disabitudine della gente, non creando troppa nostalgia del cinema che arriva nelle nostre case grazie alla tv - dice Pupi Avati -. C'è così un'offerta aumentata: mia moglie vede ormai tre film al giorno, mentre prima andavamo al cinema al massimo una volta a settimana. Per noi autori - continua il regista - comunque è la sala a comandare. C'è, insomma, la sacralità della sala, ma anche io ho il timore che molti cinema non apriranno”.

Un timore, quello di Avati, condiviso anche dagli appassionati, che soprattutto nel weekend pasquale hanno manifestato il loro dissenso riguardo gli assembramenti avvenuti durante le messe, permesse in questa situazione di lockdown, in tutto e per tutto simili a quelli che si creerebbero a cinema e teatro.

La situazione, quindi, è molto delicata e si spera che le istituzioni trovino una soluzione in grado di far ripartire un settore che fatica ogni giorno di più.

Matteo Pizzo

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