Violenza contro i medici, “Servono interventi strutturali ed un cambiamento culturale”

Le proposte di legge volte a equiparare le aggressioni contro gli operatori sanitari al reato di violenza e minacce a pubblico ufficiale

venerdì 15 Giugno 2018

Sono le due iniziative di prossima attuazione, condivise dal Tavolo Permanente tra la Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e i Sindacati medici, riunito ieri pomeriggio a Roma. Un questionario, elaborato insieme al Presidente dell’Associazione scientifica Hospital & Clinical Risk Managers, Alberto Firenze, per monitorare il fenomeno della violenza sugli operatori sanitari e il burnout; ed una raccolta di firme, a sostegno di proposte di legge volte a equiparare in ogni caso le aggressioni contro gli operatori sanitari al reato di violenza e minacce a pubblico ufficiale, con conseguente procedibilità d’ufficio e aumento delle pene. I dati del fenomeno sono in costante crescita: alcune indagini, ancora in corso, hanno dimostrato che più del 65% dei medici ospedalieri ha subito un’aggressione, fisica (33%) o verbale; percentuale che sale all’80% tra i camici bianchi del territorio, in particolare le guardie mediche. Ma neppure i medici di famiglia, nei loro ambulatori, sono al sicuro: Pina Onotri, Segretario Smi, ha ricordato l’aggressione, sfociata nell’omicidio di una dottoressa e nel ferimento della figlia, avvenuta alcuni anni fa a Roma. Molte anche le iniziative messe in campo dagli Ordini provinciali, e raccolte tutte insieme nello ‘speciale’ sul Portale Fnomceo. Si va dal sodalizio di Pordenone, “Un alpino per amico”, che presto verrà esteso su scala nazionale, per cui gli alpini scortano le guardie mediche per non lasciarle mai sole,  a quello di Palermo, con l’associazione di volontariato ‘Fiori d’acciaio’. Dalla commissione paritetica che, a Siena, vede impegnati insieme professionisti della sicurezza del lavoro, della prevenzione, dell’Azienda sanitaria e dell’Ordine, ai corsi Ecm organizzati dall’Ordine di Udine. Ci sono anche le iniziative ‘spot’, che mirano ad accendere l’attenzione sul fenomeno: i fischietti dati dall’Usl in dotazione ai medici dell’ospedale di San Donà di Piave, nel Veneziano, i corsi di autodifesa organizzati presso scuole di arti marziali.

Dal canto suo, la Regione Puglia metterà in pratica un sistema di protezione e tutela dei medici, che prevede l’accorpamento delle sedi e l’attivazione di sistemi di sorveglianza. Non mancano le polemiche: l’ordine dei medici di Bari ha chiesto alla Asl di chiudere tutte le guardie mediche che non garantiscono la sicurezza. "Di fronte al moltiplicarsi degli episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari e al perdurare di diffuse condizioni di insicurezza nei luoghi di lavoro, l’Ordine chiede la chiusura immediata delle sedi di continuità assistenziale non idonee e la riorganizzazione del servizio." ha dichiarato sui social Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri).

 

Martina Albergo

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