Agricoltori in protesta davanti al Ciaky di Palese. La soluzione ipotizzata: Tecnologia e filiera etica sul modello trentino

Proclamato uno sciopero bianco contro la legge sul caporalato dopo gli arresti per la morte di Paola Clemente

lunedì 27 Febbraio 2017

caporalato in puglia - protesta al Ciaky

Circa 200 titolari di aziende del Sud-Est barese hanno manifestato di fronte al cinema Ciaky, al grido 'No caporali, si agricoltori'. Le opposizioni, il movimento dei Forconi siciliani ed i forzisti in prima fila da mesi supportano l’inquietudine degli agricoltori, che con questo primo meeting a Palese, dopo alcuni incontri nelle campagne del sud barese, vogliono portare alla luce un movimento che avrebbe già raccolto oltre mille adesioni. "L'intenzione è di proclamare un vero e proprio sciopero bianco, sospendendo tutte le attività, bloccando i lavoratori per quindici giorni", spiegano i fondatori del Movimento per l'agricoltura. Critiche irricevibili per la Flai Cgil Puglia: "Queste aziende devono dare finalmente il segnale di voler uscire dal grigio e dal sommerso - ha ripetuto il segretario regionale Antonio Gagliardi alla vigilia della manifestazione - E non è affatto vero che la legge sia persecutoria: punisce soltanto la reiterazione di attività con indici di sfruttamento ancora da definire". Franco Chiarello, docente di Sociologia dei processi economici all’Università di Bari, ha recentemente rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, in cui spiega che se l’epicentro geografico sia ricercabile nelle campagne intorno al Comune di Noicattaro, quello strutturale va invece cercato nel meccanismo di filiera. “Esiste un problema di prezzi - dice Chiarello - che coinvolge tutta la filiera dalla grande distribuzione, passando per l’industria fino alle singole aziende. La prassi è comprare al minor prezzo. [...] Le aziende che si rivolgono ai caporali - continua Chiarello - vanno condannate ma è innegabile che esistano pressioni dall’alto che inducono le imprese a tagliare i costi.” Un’alternativa concreta esiste, spiega il sociologo: “Stiamo cercando di esportare in Puglia il modello Trentino. Qui le associazioni di categoria e del terzo settore in collaborazione con la Questura hanno creato un ufficio per coordinare le attività nei campi. Vengono così garantite ai braccianti retribuzioni sopra i 6 euro l’ora e si selezionano alloggi adeguati. Addirittura vengono organizzati gli arrivi dei lavoratori dall’estero attraverso le ambasciate italiane in Romania, Polonia o Moldavia”. Si attendomo ora le reazioni degli agricoltori, in stato di agitazione dopo i sei arresti proprio nelle campagne di Noicattaro, accusate di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e truffa a danni dello Stato nell'ambito dell'inchiesta sulla morte della bracciante Paola Clemente. La speranza e che la legge 199 del 2016, che disciplina il “contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura”, non diventi materia di campagna elettorale.

Paola Pagone

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